Il nostro carisma di Adoratrici del Sangue di Cristo è profondamente radicato nel mistero di morte e risurrezione di Gesù. La nostra è una identità pasquale, segnata dal sangue dell'Agnello. Come Congregazione siamo chiamate a testimoniare al mondo, nella gioia e nella speranza, la presenza vivente dell'amore adorante e redentivo di Cristo, che dà significato alla sofferenza umana e la rende liberatrice e vivificante. (Codice di Vita 22)
Il Sangue di Cristo
Le Adoratrici del Sangue di Cristo attingono la loro spiritualità dal Mistero Pasquale del Signore, cioè dal mistero della morte e resurrezione del Figlio di Dio incarnato per amore dell'umanità. La specificità che le contraddistingue è data dal sangue versato. Il Sangue di Cristo ha una forte valenza nella Sacra Scrittura e nella spiritualità cristiana perché è associato all'amore della persona umano divina di Gesù che si è donata "fino alla fine", offrendo tutto di sé per la redenzione del cosmo. E il dono che Cristo ha fatto di sé parla di alleanza nuova tra Dio e l'umanità e degli esseri umani tra loro, parla di riconciliazione, di comunione, di perdono. Il Sangue è anche segno di vita, di interiorità, di legami profondi che intrecciano l'esistenza delle creature e le rendono corresponsabili le une delle altre in una comunione che trascende i limiti dello spazio e del tempo. Adorare il Sangue di Cristo significa contemplare e lasciarsi trasformare dal Signore crocifisso acquisendo progressivamente i sentimenti e gli atteggiamenti del Redentore. Ogni ASC si sente interpellata e si riconosce nel gesto di Cristo che nel dono del suo sangue rivela l'Amore divino per ciascuna creatura; con la propria esistenza essa è chiamata a ritrarre e riflettere questo stesso Amore e a renderlo visibile in ogni circostanza della propria esistenza. Vivere la spiritualità del Sangue di Cristo non è tuttavia un dono riservato alle ASC o ai membri di altre Congregazioni religiose maschili e femminili che ad esso si ispirano, è un dono che Dio può concedere ai battezzati di ogni categoria che si lasciano attirare dalla Croce vermiglia di Cristo e decidono di percorrere i sentieri dell'amore tracciati dal suo sangue versato.
Il logo delle Adoratrici del Sangue di Cristo è l'AGNELLO PASQUALE, dal cui cuore trafitto sgorga del sangue che viene raccolto in un calice; l'Agnello si poggia sopra un libro con sette sigilli e porta uno stendardo, simbolo della vittoria sul male, la morte e il peccato. Questa immagine è tratta dal libro dell'Apocalisse: Poi vidi ritto in mezzo al trono circondato dai quattro esseri viventi e dai vegliardi un Agnello, come immolato (Ap 5,6). In realtà già nei vangeli, raccogliendo l'eredità della tradizione del popolo eletto, Gesù è identificato da Giovanni Battista come l'Agnello di Dio che porta i peccati del mondo (Gv 2) . L'agnello evocava infatti per gli ebrei la vittima del riscatto espiatorio per i peccati del popolo. Nel libro dell' Apocalisse l'agnello immolato, ma ritto in piedi - Gesù vittorioso sulla morte e sul peccato - è l'unico capace di aprire i sigilli del libro della storia, cioè l'unico capace di rivelare il significato profondo di ogni evento nel tempo e nel mondo creato: Tu sei degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché sei stato immolato e hai riscattato per Dio con il tuo sangue uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione (Ap 5,9). Il suo sacrificio ha portato la salvezza che si rivelerà pienamente con il compimento del Regno di Dio, nella "Gerusalemme" celeste, quando non esisteranno più né lutto, né morte, né lacrime, né lamenti. Coloro che aderiscono a Gesù nel mistero pasquale evocato dall'agnello, partecipano del suo destino di martirio e di gloria (Ap 14,4; 17,14). Maria De Mattias, voleva che le sue figlie fossero annunciatrici e primizie di questo destino preparato per tutti: Che bella consolazione è il vedere le Spose del Divino Agnello Adoratrici del Sangue suo Preziosissimo che con una sola Volontà (di Dio) con una sol'anima, con un sol cuore unite fanno risuonare per tutto il Paradiso quell'Inno di ringraziamento all'infinita Bontà di Dio, nel mentre che offrono il Sangue del suo Figliuolo per la riconciliazione del Cielo con la terra, la terra con il Cielo. (Maria De Mattias, Lettere, 495). La morte e resurrezione di Gesù hanno inaugurato una nuova relazione di mutua appartenenza tra Dio e l'umanità. Il cielo e la terra, Dio e le realtà create, vivono l'alleanza nuova sancita dal sangue di Cristo come affermò Gesù stesso nell'ultima cena: Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi (Lc 22,20. Cfr. 1 Cor 11,25). Il sangue del CALICE EUCARISTICO è dunque il segno sacramentale del rapporto nuovo con Dio in cui ogni credente è chiamato ad entrare. Da sempre la fede della Chiesa associa Maria di Nazareth, beata perché ha creduto (cf. Lc 1,45), al mistero della redenzione. Sotto la croce Maria resta in piedi per unirsi al mistero d'amore del suo Figlio e per aderire nella fede alla divina volontà salvifica; accogliendo Giovanni, il prototipo di ogni discepolo, diventa Madre della chiesa (Gv 19,26) e DONNA DELLA NUOVA ALLEANZA, la prima adoratrice del Sangue di Gesù che mostra all'umanità come vivere nell'adorazione e nel servizio.
Il CORETTO, così lo chiamano le Adoratrici del Sangue di Cristo, è il segno distintivo della congregazione che ogni suora porta al collo con una catena. Si tratta di un pendaglio in metallo argentato a forma di cuore, con il segno della ferita che Gesù ricevette dal soldato romano dopo la morte; da questa ferita scaturisce il sangue, simbolo dell'amore con cui il Figlio di Dio ha ristabilito la piena comunione dell'umanità con il Padre, con se stessa e con il creato. La croce vuota sopra il cuore indica la vittoria del Risorto sulla morte.
Santa Maria De Mattias
Santa Maria de Mattias nasce in Vallecorsa (Fr), il 4 febbraio 1805, da Giovanni e Ottavia De Angelis. Ispirata da san Gaspare del Bufalo, Fondatore dei Missionari del Preziosissimo Sangue, e guidata da un altro Missionario, il venerabile Giovanni Merlini, fonda la Congregazione delle Adoratrici del Sangue di Cristo, in Acuto (Frosinone) nel 1834. Scopo della nuova istituzione: diffondere la conoscenza e l'apprezzamento del Mistero del sangue di Cristo e collaborare con lui all'opera della salvezza. Per realizzare la sua missione sceglie, come Gaspare, l'evangelizzazione diretta, attraverso la predicazione, la catechesi, l'insegnamento. In una terra senza scuola, lei ha imparato da sola a leggere e a scrivere, divine maestra e fonda un istituto di maestra. In un tempo di preoccupante carenza di istruzione religiosa diventa catechista e maestra di catechiste. In un tempo in cui alla donna era vietato l'accesso alla parola diviene annunciatrice instancabile dell'amore di Dio. Inventa ministeri che costituiscono <<cose nuove al mondo>>, contravvenendo alle usanze e alle rigide norme per le congregazioni femminili: organizza adunanze per donne e uomini, scuole serali di catechesi per i pastori, giornate di ritiro e tempi di esercizi spirituali per ogni categoria di persone, viaggia, scrive, predica. Raggiunge, attraverso vie impensate se non recluse per una donna, ogni genere di persone: donne, uomini, giovani e adulti. La sana teologia, l'esperienza mistica e la instancabile azione apostolica, rispecchiate nelle migliaia di lettere scritte di suo pugno - provano quanto l'umano e il divino si siano fusi in lei: una donna tutta di Dio e tutta per il <<caro prossimo>>. Contemplativa fino all'estasi e amante del prossimo fino all'iperattività, Maria De Mattias muore a Roma il 20 agosto 1866, dopo aver fondato oltre sessanta scuole a suscitato oltre duecento seguaci Nel proclamarla santa, il 18 maggio 2003. Giovanni Paolo II sancisce la grandezza della sua statura e la propone come modello alla Chiesa intera. La forza interiore con cui Maria De Mattias si dedicò alla sua attività di fondatrice, educatrice e annunciatrice del vangelo scaturiva dalla contemplazione di GESÙ CROCIFISSO. Lo sguardo del suo Signore l'aveva raggiunta come "una dolce saetta" che la inondava di amore e la spingeva a prodigarsi nel servizio agli altri; la Croce di Cristo era per lei come un albero di vita "piantato nel cuore" che la rendeva feconda di frutti di bene. Maria De Mattias si lasciava condurre dal segno del SANGUE DEL CROCIFISSO verso le profondità del mistero d'amore di Dio e dell'abbassamento fino alla morte del Figlio suo. Dio Padre rivelò il suo amore inviando il Figlio, e il Figlio manifestò la misura di questo amore accettando di dare tutto se stesso, fino alla fine (Gv 13,1), fino al sangue ed acqua scaturiti dal suo costato trafitto (Gv 19,34). Per Maria De ...